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Novembre 2004
"Di voi si legge che siete una band Noise Core. Ma ascoltando il vostro ultimo album Höhle
così personale, così inaspettato, si capisce che forse è una definizione che vi va un poco stretta...
Se c’è una cosa, forse, che colpisce... più di ogni altra il cantato... non saprei come definirlo.
Sembra più una sorta di grido catartico...purificatore... un suono viscerale che non proviene direttamente
dall’ugola ma da posti molto più nascosti e profondi "
- Intervista su www.metallized.it, a cura di Massimo Canuti
Novembre 2003
" ANTRO OSCURO - I Debord sono un caso piuttosto atipico
nell’underground italiano. Slegato da qualunque scena, ma visceralmente
in contatto con molte di esse, il quintetto si è sempre distinto,
fin dagli inizi, per la sua proposta radicale."
- Intervista su Rocksound n. 67, a cura di Stefano Gilardino
Ottobre 2003
" I Debord, band milanese, si formano nel 1995 e subito
un anno più tardi approdano alla Fridge Records sfornando un
10" di forte impatto noise_core. Successivamente entrano a far
parte del gruppo un secondo chitarrista e un addetto ai samples
e alla tastiera, facilitando così una svolta verso suoni pi
vicini al post_core . Höhle conferma questa direzione e si apre
con due pezzi che sono due mazzate devastanti, potentissimi
e diretti. Sotto c’è il lavoro di basso, chitarre e batteria
che producono un muro sonoro imponente, che imperterrito marcia
senza sosta, ripetendosi in un matematico continuum di riff
monolitici, mentre sopra a tutto corre senza freni una voce
allucinata e disperata, che danza coi fischi e le urla, che
si dimena creando panico e caos. Si continua così, perdendo
traccia per traccia sempre più rabbia, fino a 'Io vi amo'. Da
qui in poi si assiste a una svolta, i pezzi diventano riflessivi,
la sezione ritmica ha decisamente meno peso (fino a quasi scomparire)
e la voce si fa soffocata, farneticante. Anche questi pezzi
hanno il loro fascino, ma forse ci si aspettava nel finale una
ripresa del sound iniziale. Nel complesso un lavoro molto interessante
e ben riuscito, sicuramente con ampi margini di miglioramento,
ma che riesce oltretutto nel non facile compito di far sposare
alla perfezione la lingua italiana alle urla e al rumore più
acido."
- www.movimenta.com
- Marco Mazzuchelli
"[...] Certamente non sarà un disco di successo. Ma loro non
sembrano minimamente disposti a scendere a compromessi (per
fortuna). Schizofrenia, paure, incubi, dolori, tossicodipendenza,
sono gli elementi cardini di questo lavoro. I Debord sono di
difficile approccio come i Melvins e caustici come i Neurosis.
Spesso compulsivi, ansiosi e frenetici , si fermano ad uno stato
di tensione tale da ricordare gli incubi di Ian Curtis e dei
Birthday Party.[...] un sano tuffo nella pazzia." -
Urlo - Decibel & Adrenalina - Vittorio Lannutti
Agosto 2003
"I Debord sono un magnifico incrocio tra post-hardcore
e neuro-core...Musica aggressiva da ascoltare a tutto volume
senza pensieri e inibizioni" -Il Giornale Milano - Luca
Crovi
Giugno 2003
-INTERVISTA
ROCKIT
"Il disco d'esordio dei Debord, simbolicamente intitolato
Höhle, è uno di quei lavori che con le sue spasmodiche
canzoni non lascia di certo indifferenti. Stessa sensazione,
molto probabilmente, proverete nella lettura di questa lunga
intervista, dove il deus ex machina Gigi Viscusi racconta non
solo molto del mondo del suo gruppo, ma indica un preciso punto
di vista sulla filosofia della formazione milanese"
di Emanuele Tamagnini [segue>>]
.
Maggio
2003
MERCOLEDI'
21 maggio 2003 - CORRIERE DELLA SERA MILANO
-Nell'articolo
IL DISCO? FATTO IN CASA PIACE DI PIU', i Debord vengono
segnalati tra le produzioni della FRIDGE
records e compaiono nella foto di apertura del servizio
insieme ad Oreste Zurlo della FRIDGE records e all'illustratore
Massimo Giacon.
Aprile
2003
INTERVISTA
SU Psycho! n°68 (Aprile 2003)
"I Debord rappresentano una speranza. Una luce rimasta
sempre accesa anche negli anni di oscurità. Una band
che ha creduto e continua a credere in un suono che ha segnato
un decennio (a cavallo tra gli anni '80 e'90) spargendo ovunque
il verbo di quello che si è soliti identificare come
'noise rock' più o meno influenzato dall'hardcore, dal
blues scarnificato o dall'industrial[..]"
(*estratto dall'intervista realizzata da Roberto Michieletto
su PSYCHO! n°68)
WEB
"Tra la miriade di gruppi italiani emergenti, quasi esclusivamente
post-rock tra l’altro, ogni tanto spunta qualcosa di diverso,
qualcosa che somiglia a rock proveniente da New York piuttosto
che da Chicago. I Debord sono una bella sorpresa italiana la
cui produzione musicale esula da tutti gli stereotipi collezionati
ormai da molte band emergenti italiane. La loro musica tendenzialmente
noise (vedi Shellac, anzi meglio vedi Amphetamine Reptile alla
voce Unsane, Melvins o Helmet) è contaminata da grida
teatrali alla Carmelo Bene da Grand Guignol e da synth che ricreano
delle situazioni splatter da film di Dario Argento, donando
ai Debord una risultato finale efficacissimo e del tutto personale
che si avvicina molto a ciò che più mi piace ascoltare
in questo periodo.
Il loro primo lungo lavoro “Höhle” parte con
“8.6” che ricalca stilemi noise alla Helmet, ma
c’è spazio anche per un inatteso assolo di chitarra
più hardcore che noise. Nella seguente “Chi sei?”
il messaggio è forte (se solo avessi compreso meglio
i testi…), ad accompagnarlo c’è un vecchio
crossover che può ricordare un po’ gli Extrema.
Questa strada non viene più intrapresa, pompano sempre
le sonorità noise-core a descrivere prima “Mezzo”,
un 5/4 alla Shellac, poi “Pamplona” con doppie voci
alla Linea77. Nominare tanti gruppi però sminuisce il
lavoro personale dei Debord, a smentirmi viene quindi l’inquietante
“Rimorsi”, giustamente registrata dal vivo per creare
una dimensione reale alle parole e alla musica, per dare una
teatralità alle crude grida e anche allo splatter (suona
come un ossesso la frase “Ti piace il sangue?!”).
Stessa dimensione live è stata voluta dare all’ultima
“Non ci sono più”, che sembra più
un’improvvisazione noise. “Legami” ricrea
gli stati d’animo d’angoscia che sono il marchio
di fabbrica dei Debord (“Non sono in casa, non posso uscire
ancora!”). Dopo “Io vi amo” che prepara “la
discesa” sonora di “Höhle” solo “Un
ordine” riprende le sonorità dei cinque milanesi,
che poi a tratti riescono anche a “rilassarsi”.
Finalmente un gran bel cd (anche nelle illustrazioni sintomatiche
di Giuseppe Palumbo presenti nel booklet), la visita alla “caverna”
dei Debord è consigliata per chi ha voglia d’emozioni
forti. Un calcio in culo (con fuoriuscita di sangue, giusta
risoluzione splatter…) al nu-metal mondiale."
Zurdano - www.alternatizine.com
RADIO
29 aprile - Intervista ad ECLETTICA condotta da Giulio Caperdoni
su radio RockFm di Milano
Marzo
2003
"[..]Danno
vita a trentasette minuti di soundtrack crudo, cupo e apocalittico,
che non favorisce la distensione ma che punta a un forte coinvolgimento
fisico ed emotivo[..]un lucido, travolgente delirio. Bello e
terribile."
Federico Guglielmi - Il Mucchio Selvaggio
"Tornano i Debord e lo fanno con un album che è
una scossa autentica e spietata[..]materiale di valore assoluto!
I Debord per impegnativo che suoni, hanno liberato un approccio
al rumore dinamico, stratificato, coraggioso[..]"
Raoul Duke - Rumore
WEB
"[..]Una
violenza ragionata quella dei Debord[..]ma quando il rumore
cala come in “Io vi amo”, allora spunta una sorta
di psichedelia malata che mette sottosopra la pancia. [..].
Una voce tagliente fino all’inverosimile, cosi secca da
assorbire l’urlo della musica. Chiudere il cd (un plauso
anche all’artwork) urlando “Sono quel che sono”
è perfetto[..]di sicuro una band che potrebbe aprire
un nuovo filone nella ‘stanca’ scena italiana così
assopita sopra gli allori di un paio di band sopra le righe
e così in difficoltà a partorire nuove leve degne
di essere seguite. Ecco i Debord, forse, sono una di quelle
leve che un domani l’Italia potrebbe esportare[..]".
Emanuele
Mandelli - ROCKIT
"[..]Ascoltando
“Höhle”, ultima fatica del progetto milanese
Debord, a chi scrive sono venuti in mente certi film italiani
degli anni Settanta, come “Milano violenta” –
no, nessuna associazione geografica – o il misconosciuto
“Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci, pellicole
che in generi diversi mettevano in scena le varie (dis)umanità
di quegli anni (e di sempre) con nettezza, spietatamente. In
particolare, sentendo la programmatica Rimorsi (registrata dal
vivo) e ancor più la (in)umana, dolente Chi sei? ho immaginato
la faccia livida e tormentata di John Steiner immersa nella
periferia del capoluogo lombardo, destinata a dare volto ad
uno squilibrato che rende tragica una rapina a causa della sua
incontrollabilità nel film di Mario Caiano; mentre Legàmi
o Detlef mi hanno ricordato la sofferenza e la follia che covavano
sotto la maschera ambigua e rispettabile di Marc Porel nella
crudele opera del regista romano[..]".
Marco Fiori - Kathodik
"[..]Un
disco.. Hohle, una band... Debord, una produzione della benemerita
e coraggiosa Fridge Records decisamente consigliati a chi
ama le emozioni forti. Un calcio nello stomaco del panorama
del rock (punk?) estremo italiano[..]".
Punkadeka.it
RADIO
9
marzo 2003 - Intervista ad ALTERNITALIA, programma in onda la
domenica (h.15-17) su Radio Città Aperta-Roma (88.9fm)
11 marzo - Intervista a "Voci dalla Cantina" - programma
in onda su RADIO TORINO POPOLARE
FM 97 (Torino), FM 88.6 (Biella, Ivrea e il canavese)
BRANI
OSPITATI SU COMPILATION
"8.6" - su CD allegato a Rocksound
FEBBRAIO
2003
"Un suono
malato, trafitto e capace di esplosioni lancinanti[..]La tensione
raggiunge un apice notevolissimo nella scioccante 'RIMORSI',
in un vero e proprio tour de force interpretativo, tra sdoppiamenti
di personalità, abbrutimenti psichici e verve omicida
'ti piace il sangue?'. Un quadretto tra 'Frankie Teardrop' dei
Suicide e 'Stati di Agitazione' dei CCCP, e per i Debord un
punto di partenza per qualcosa di importante. (8)"
Christian Zingales - Blow Up
"[..]Dieci
tracce che pescano a piene mani dagli anni '90. I nomi elencati
nella Biografia possono fornire un aiuto alla comprensione,
ma poi i Debord aggiungono un' interpretazione perfetta e una
partecipazione viscerale. Perché se è vero che
i cromosomi sono quelli di Unsane, Tad, Chrome Cranks, Melvins,
Mudhoney, Breach [..], è altrettanto vero che la rilettura
è libera, propositiva e personalizzata (vuoi anche per
l'utilizzo calibrato di synth e campionamenti). E per convincervi
della bontà delle soluzioni adottate prestate attenzione
a splendidi pezzi come Chi sei?, Mezzo, Legàmi, Detlef
o Un Ordine!"
Roberto Michieletto - Psycho!
"[..]Trattasi di noise molto violento (conoscete gli UNSANE?)
caratterizzato da ritmica quadrata, voci psicotiche (molto belli
gli intrecci quando le voci diventano più d'una), chitarre
dalle melodie Iterative e dal suono bastrado che vi strapperanno
dalle quattro mura di casa per trascinarvi in un mondo dove
esistono solo follia, sofferennza e sangue. L'inferno? Dalla
copertina si direbbe di sì. I Debord hanno le palle chiodate."
Andrea Cazzani - Zero11
"Sono la trasposizione in musica del Teatro Della Crudeltà
di Artaud, in cui l'ascoltatore è coinvolto nella sua
essenza fisica e spirituale."
Rockstar (Rubrica 'Forza, Italia'- box con fotografia)
"Quasi
8 anni di carriera per i milanesi Debord, uno dei più
minacciosi gruppi noise della penisola, ma pochi riconoscimenti
ufficiali. Sicuramente meno di quelli che meriterebbero, in
vitù di un mini LP d'esordio devastante e un impatto
live che pochi possono vantare. Questo nuovo capitolo, Hohle,
arriva a colmare un vuoto nel panorama nazionale che cominciava
a diventare preoccupante.[..]sono pezzi che ribadiscono un talento
raro e incrociano una vsione personale con quella di band come
Neurosis, Helmet, Tad, senza dimenticare le pagine migliori
della Amphetamine Reptile. Ignorare un disco come questo sarebbe
davvero un crimine." (7)
Stefano Gilardino - ROCKSOUND
"[..]Un viscerale ed inquieto sound figlio dei primi Cop
Shoot Cop quanto dei Melvins, Birthday Party ed Unsane[..]"
Gianluca Polverari - KWMUSICA
"I milanesi DEBORD sono ormai una realtà consolidata
nella scena ai confini tra post-core e noise. Con 'Höhle'
la band vira in direzione di territori ancor più angosciosi
e deliranti e percorre le vie della follia umana, trovando i
propri punti di forza nelle liriche e nei vocalizzi disperati[..],
negli scenari colmi di tensione che riecheggiano Neurosis e
Botch, e nella grafica inquietante del noto disegnatore Giuseppe
Palumbo."
Maurizio Marino - Rockerilla
"[..]Un devastante impatto sonoro."
Jacopo Ghilardotti - Tutto
"[..]Un sound violentissimo e viscerale , pesantemente
grezzo e distorto, schegge di claustrofobia che si conficcano
nel cervello in maniera quasi automatica, le cui immagini di
inquietudine e frustrazione, di schiumante rabbia repressa,
vengono alla luce solo in un momento successivo all'ascolto[..]La
voce rabbiosa, soffocata da muri di chitarre che squarciano,[..]cadono
come pesanti massi sulla scena, innescando una sezione ritmica
dall'impatto micidiale. Canzoni che spalancano con irruenza
dissonante le porte del dubbio, lasciandole aperte a cigolare
sui cardini della noia quotidiana."
Ferdinando Farro - Strange Days (Disco Cult del mese)
DALLA
RETE
"[..]Un disco assolutamente devastante questo Hohle dei
milanesi Debord, musicisti votati ad un espressionismo sonoro
davvero estremo... che travalicano il limite assolutamente insufficiente
del brano tout-court per DEBORDdare in un territorio, quello
delle quotidiane disperazione/nevrosi esistenziali in cui qualsiasi
ascoltatore può identificarsi![..] i Debord mettono in
scena con Hohle una sorta di 'Teatro della Crudeltà'
del quotidiano attraverso episodi shokkanti, Chi sei?, 8.6,
Pamplona, Legàmi che ti si conficcano nella carne e nei
sensi.
Un disco.. Hohle, una band... Debord, una produzione della benemerita
e coraggiosa Fridge Records decisamente consigliati a chi ama
le emozioni forti."
Pasquale Boffoli - www.musicboom.it
"[..]Band
milanese, il loro e' un noise-core molto potente, che dalla
travolgente spinta unidirezonale di 8.6 che apre il cd come
un pugno in faccia, ci getta esausti su brani piu' articolati
ma non meno devastanti come "Chi Sei?" e "mezzo",
che sono davvero notevoli a nostro parere, e pieni di quella
cosa rara e preziosa anche nella musica underground che si chiama
verità. Le urla sono urgenti, la distruzione è
necessaria e sufficiente, la rabbia e' naturale come il sangue
e la carne e il sudore e respirare e un cd di dieci tracce che
si chiama Höhle. I testi sono bellissimi".
Francesca
Fini - Unic@TV
BAND
DEL MESE PER NOIZEITALIA.COM!
"[..]I
Debord sono un magnifico incrocio tra post-hardcore e neuro-core
paragonabili all'ultimo lavoro dei Breach "Kollapse"
per sbalzi tra violenza e situazioni + personali. Non è
il classico new metal tra STOPandGo e distorsioni...è
qualche cosa che suona come innovativo ed estremamente poliedrico.
A mio avviso ogni traccia meriterebbe una recensione a parte...vedrò
quindi di essere il più chiaro possibile...[..] "Legami"
è qualcosa di veramente insano, l'igiene mentale non
è mai stata così lontana..."..non sono in
casa, non posso uscire ancora.." sono le uniche parole
del testo, ripetuti fino al delirio..la canzone si dissolve
con un assolo iper-caotico imploso... onestamente pensavo che
questo Hohle non potesse offrire ancora nuovi spunti ed ecco
invece che la seguente "Io vi amo (la discesa)" ci
tiene col fiato sospeso creando un'atmosfera horror ideale per
un film di Dario Argento, catapultando la mente in luoghi mai
esplorati tremendamente oscuri, con un' inqiuetante cantilena
ripetuta fino all'esasperazione; una traccia interamente industrial/ambient
molto efficace.[..]Sono convinto che dopo attenti ascolti il
sound contorto dei Debord diventa all'improvviso come un libro
aperto, chiaro e accessibile, capace di colpire e trafiggere,
squarciare la realtà vomitandola addosso con tutti i
suoi forti sentimenti. La sensazione è quella di essere
malmenato da un pazzo che si getta piangendo contro chiunque,
sbattendo addosso l'ira e il disagio accumulato fino ora.[..]
Si arriva quindi alla magnifica "Un ordine", sintesi
perfetta del suono di Hohle, episodio decisamente sopra le righe
che ci porta alla conclusiva "Non ci sono più"
dalla calma inusuale; immaginatevi un folle, stanco della vita
che si pente del male compiuto e si lascia abbandonare a sè
stesso[..]Hohle è un lavoro che ti invade anche a fine
ascolto per l'intensità che emana, continua a rimanerti
in testa quella vocina stridula e quelle chitarre monocordi
che creano per tutti i 37 min. un'atmosfera surreale e fetida".
www.noizeitalia.com
RADIO
ECLETTICA condotta da Giulio Caperdoni su RockFm
ALTERNITALIA condotta da Gianluca Polverari Radio Città
Aperta-Roma
NOISE CAFE' condotta da Andrea Giuliani su Radio Logica International
TUTTI I COLORI DEL GIALLO su RAI RADIO 2 condotta da Luca Crovi
BRANI OSPITATI SU COMPILATION
"Detlef" su Welcome to PSYCHOSONIC! vol. 42!! (CD
allegato a Psycho! di febbraio)
Debord, una musica sul bordo. Il limite del crollo, della caduta
libera nell'angoscia e nella schizofrenia lucida è sempre
vivo, palpitante, anzi ansimante nella musica dei Debord, che
a volte concedono miracolosamente rari momenti di speranza.
Le canzoni respirano e soffrono, le loro paure sonore sono il
nostro piacere.
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